Apparenza ed effetto alone: come il consulente d’immagine ti aiuta a gestirli con successo!

 In Consigli

“Non è tutto oro quello che luce”

“L’apparenza inganna”

“L’abito non fa il monaco”

Sono tutti modi di dire popolari per mettere in guardia sul fatto che la prima impressione e ciò che appare all’occhio non per forza è rappresentazione veritiera della realtà.

Ma perché la saggezza popolare ha sentito il bisogno di mettere in guardia sulle apparenze? Perché tutt’oggi si parla di effetto alone e del fatto che la mente ci “inganna”?

Per il semplice fatto che è una modalità di funzionamento intrinseca all’essere umano e profondamente ancorata in esso e che disfarcene è difficilissimo se non impossibile.

Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze.
(Oscar Wilde)

Oscar Wilde con l’ironia e l’arguzia che lo contraddistinguevano sosteneva che la forma è sostanza… E non lo diceva a sproposito. Sin dai primi mesi di vita noi impariamo a percepire e conoscere il mondo attraverso i nostri sensi, di cui la vista fa ovviamente parte. I nostri sensi vengono di gran lunga prima della razionalità a cui oggi ci piace fare appello e sono alla base degli istinti primari di sopravvivenza.

In un ambiente ostile reagiamo in velocità, “d’istinto” e non ci fermiamo a riflettere se la nostra decisione sia quella più corretta o se stiamo giudicando male.

Vi faccio un semplice esempio personale, avendo vissuto in diverse metropoli mi è capitato spesso di trovarmi in situazione in cui mi sono sentita “in pericolo”. Rientrando una sera tardi dal lavoro stavo uscendo dalla mia carrozza della metropolitana e mi sono sentita “seguita”, voltandomi ho visto la silhouette di quello che mi sembrava essere un uomo con cappuccio, a testa bassa che camminava proprio dietro di me. Sinceramente non mi sono fermata a riflettere se in quel momento l’apparenza mi stesse ingannando, se non stessi traendo un giudizio affrettato su una persona senza motivo, dopo qualche passo cambiai direzione e saltai dentro ad un treno che arrivava proprio in quel momento, telefonai ad un amico e gli chiesi di aspettarmi ad un certa stazione. Quello che credevo mi stesse seguendo quando mi vide andare incontro al mio amico sul marciapiede della stazione proseguì per la sua strada… Forse lo avrebbe fatto comunque, forse mi sono lasciata influenzare a torto dal suo aspetto poco rassicurante, non lo saprò mai; ma credo che in quell’istante per me fosse più importante sentirmi al sicuro.

Di esempi come il mio se ne possono fare a bizzeffe, e non per forza si tratta di situazioni di pericolo.

La nostra mente ci permette di trarre velocemente delle informazioni attraverso una rapida elaborazione dei messaggi che arrivano al cervello tramite i nostri sensi: e per fortuna che è così, altrimenti spenderemmo la maggiorate del nostro tempo a rielaborare informazioni e ce ne rimarrebbe veramente poco per agire e fare.

Ecco dunque perché l’effetto alone non è da denigrare: l’effetto alone è quel bias cognitivo per cui  la percezione di un tratto è influenzata dalla percezione di uno o più altri tratti dell’individuo o dell’oggetto (ad esempio possiamo pensare che una persona che indossa gli occhiali sia anche intelligente, o che una persona che vediamo trasandata barcollare sia anche ubriaca, e così via). Durante un colloquio per esempio l’aspetto trasandato e poco curato di un candidato potrebbe farci pensare che quella persona è poco pignola e meticolosa e se quelle sono le caratteristiche ricercate allora non lo faremo proseguire nella selezione: ma questa deduzione non è meno giusta della deduzione che se una persona non risponde in un certo modo a certe domande allora non ha le caratteristiche richieste. Stiamo in entrambi i casi valutando e attribuendo ad una persona delle caratteristiche sulla base di ciò che osserviamo in un dato momento ed in un dato luogo. L’unico modo per valutare correttamente una persona sarebbe conoscerla approfonditamente per lungo periodo di tempo ed in situazioni diverse, ma questo risulta evidentemente impossibile la maggior parte delle volte.

Le apparenze sono la prima cosa che sappiamo degli altri e che gli altri sanno di noi.

 

Come sosteneva Pirandello attraverso le parole di Vitangelo Moscarda (tratto da “Uno, nessuno, centomila”):

“Che relazione c’è tra le mie idee e il mio naso? Per me, nessuna. Io non penso col naso, né bado al mio naso, pensando. Ma gli altri? Gli altri che non possono vedere dentro di me le mie idee e vedono da fuori il mio naso?”

Che ci piaccia o no, ci conviene cominciare ad usare l’apparenza e l’effetto alone a nostro vantaggio sia per valutare gli altri correttamente e velocemente sia per esprimere al meglio noi stessi attraverso la nostra immagine.

Per i prodotti nell’ambito del marketing l’effetto alone si sfrutta già: per promuovere attraverso le qualità di un prodotto anche altri prodotti dello stesso marchio ( esempio: l’effetto alone che i tortelli Rana hanno nei confronti dei sughi dello stesso marchio) oppure attraverso l’uso di testimonials (Il fatto che Julianne Moore ci piaccia come attrice magari ci induce a scoprire il brand francese Un jours ailleurs) .

Perché in ambito di immagine personale e personal branding non facciamo lo stesso?

Non piace a nessuno essere vittima di giudizi affrettati e vorremmo tutti poterci esprimere al meglio, ma mentre non sempre abbiamo il tempo di farlo con le parole e con i fatti, bastano pochi secondi per comunicare con il nostro aspetto e la nostra immagine e allora tanto vale farlo bene: affidandosi ad un esperto in comunicazione attraverso l’immagine!

Articolo a cura di:

  • Valeria Viero, co-fondatrice e direttrice di ESR Italia

 

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