Sull’analisi del colore, l’armocromia e gli abbinamenti cromatici

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Una delle materie più ricche e complesse dei nostri corsi di formazione è l’armocromia, o analisi del colore. Si tratta di un argomento complesso, non perché sia particolarmente difficile o complicato (le formule chimiche che vediamo in cosmetologia sono probabilmente molto più complicate); ma perché è una materia sulla quale si è detto e si continua a dire tutto e il contrario di tutto.

Ci hanno molto colpito le parole di F. che ci ha scritto qualche tempo fa dicendo: “…ieri sera ho visionato le lezioni relative all’armocromia e senza sottolineare la tua competenza e bravura nel trasferire le nozioni in modo chiaro volevo dirti che tra le diverse cose che non sapevo mi ha colpito il fatto che il “drapping” non è la “prova maestra” con la quale si ha il decreto definitivo e certo ma è solo uno dei tanti e nemmeno il più sicuro che va dunque sostenuto con altri o viceversa. Inoltre non pensavo che a seconda dell’utilizzo dei vari metodi si ottenessero risultati diversi. In più non credevo nemmeno si dovesse fare i conti con le percezioni soggettive di chi fa la consulenza. Insomma a questo punto credo di aver capito che oggettività e soggettività si mescolino fino a formare il responso finale. Infine sono d’accordo con te sul fatto che la didattica, la formazione siano cruciali per comprendere una materia così complessa e che anche le cose più difficili diventano facili in questo modo…”.

Questo tipo di osservazioni vengono spesso condivise dai nostri studenti durante la lezione e ci spingono a fare un po’ di chiarezza su questo tema, così dibattuto e così incompreso.

 

Che cos’è l’armocromia o analisi del colore?

Quella che in Italia chiamiamo Armocromia, nei paesi anglosassoni, dove ha conosciuto la nascita e la prima diffusione, prende il nome di Analisi del colore (Color Analysis). Si tratta di una disciplina che ha come oggetto lo studio del colore finalizzato alla valorizzazione dell’immagine (ed in particolare del viso) delle persone. Il cosiddetto “test dei colori” permette infatti di determinare un insieme o gruppo di colori, chiamato palette, accomunati da alcune caratteristiche, che permettono di far apparire il volto del soggetto al meglio, e quindi più disteso, più “sano”, più omogeneo e meglio definito, etc.

 

Quali sono i fondamenti dell’armocromia?

Iniziamo innanzitutto con lo spiegare che l’Armocromia o analisi del colore non è una scienza esatta, come può esserlo la fisica o la matematica, ma si tratta piuttosto di un’arte.
L’armocromia si fonda sulla colorimetria, cioè sullo studio del colore, e sulle applicazioni di quest’ultima in pittura, design e altre discipline.

La colorimetria a sua volta, intesa come studio sistematico del colore, coinvolge molte discipline. Per spiegare meglio che cosa intendiamo è doveroso ricordare che il colore non esiste di per sé, ma è una percezione che giunge al nostro cervello a seguito di uno stimolo sulla retina dell’occhio. Questo stimolo è provocato da un flusso di fotoni emessi da una sorgente luminosa o riflessi o emessi da un corpo.

Senza entrare in dettagli fisiologici, ciò che è importante comprendere è che il colore è una percezione. Tale percezione può dunque variare da una persona all’altra e da una condizione di luce ad un’altra (esistono anche forme di cecità al colore, per cui alcuni colori non vengono percepiti in totalità o in parte, ad esempio il daltonismo).

Un’altra cosa importante da ricordare è che lo studio del colore coinvolge molte discipline e non una sola:

  • L’ottica (e quindi la fisica);
  • La chimica (per lo studio delle sostanze colorate e coloranti);
  • La fisiologia (per il funzionamento dell’occhio e dell’apparato visivo);
  • La psicologia (per quanto riguarda l’interpretazione della percezione dei colori);
  • La filosofia e la simbologia

Appare evidente dunque che dato il numero di discipline coinvolte, non è facile trovare un sistema di classificazione, interpretazione ed utilizzo dei colori che sia universalmente condiviso e applicato.

Esistono invece molti approcci e metodi, sia di classificazione e razionalizzazione del colore, sia di Armocromia.

 

Quando nasce l’armocromia?

Secondo alcuni l’ armocromia, come studio dei colori valorizzanti per ogni persona, nasce a fine anni ’70 con la pubblicazione del libro Color Me a Season (di Bernice Kentner), secondo altri la nascita è da attribuire alla pubblicazione invece del libro Color Me Beautiful (di Carol Jackson); altri ancora sostengono che nacque con Suzanne Caygill negli anni 50, anche se lei formalizzò poi il suo metodo in un libro nel 1980.

Gli albori dell’ armocromia si devono però probabilmente a Johannes Itten, pittore e insegnante al Bauhaus che per facilitare i propri studenti del corso di ritrattistica pensò di raggruppare i colori in insiemi corrispondenti ai colori che lui osservava al variare delle stagioni e che ritrovava per caratteristiche osservando l’incarnato, gli occhi ed i capelli del soggetto ritratto.
Fu poi con la nascita del cinema a colori che le costumiste di Hollywood giunsero alle medesime constatazioni di Itten e cioè che alcuni colori erano particolarmente valorizzanti per alcuni incarnati, colore di occhi e di capelli e cominciarono a vestire gli attori tenendone conto. Fu poi senza dubbio dagli anni ’70 e ’80 che la valorizzazione del volto tramite il colore si diffuse anche tra le persone comuni grazie alla pubblicazione dei libri citati poco fa.

 

Ma l’armocromia ed il test dei colori come si svolgono concretamente?

Quello che pochi sanno è che non esiste un unico metodo e un’unica “armocromia”: esistono invece diversi metodi e approcci all’analisi del colore che si basano alcuni sull’ottica, altri sulla percezione, altri sulla psicologia, alcuni metodi prendono in considerazione più discipline e più sistemi di razionalizzazione e classificazione del colore, altri metodi ne prendono in considerazione solo uno.

Quel che certo è che ogni metodo ha una sua teoria fondante, un suo metodo di analisi e di procedimento e un suo proprio test dei colori, che può o meno includere il “drapping”: il drapping è un metodo che consiste nell’accostare al viso diverse pezze (drappi) di tessuto di colori diversi per stabilire quali sono quelli più valorizzanti.
Il consulente d’immagine o analista del colore che svolge la sua analisi o test dovrebbe spiegare al proprio cliente quale metodo utilizza, ed eventualmente anche perché ha scelto quel metodo piuttosto di un altro, e come procede nel determinare i colori “amici”.

 

Perché si parla di stagioni e ci sono così tanti nomi di stagioni?

Come abbiamo spiegato parlando delle origini dell’armocromia, Itten pensò di dare delle indicazioni cromatiche ai suoi studenti raggruppando i colori per “famiglie” e ispirandosi alle stagioni e ai colori della natura in ciascuna di esse: nella zona temperata in cui viveva Itten la primavera era caratterizzata da colori molto vivaci, caldi e piuttosto chiari (fiori colorati, prati verdeggianti, ecc.), l’estate invece veniva meglio rappresentata da colori chiari e freddi, e per lo più smorzati (cieli azzurri-grigi, verdi tenui, qualche fiore nelle sfumature del viola, ecc.); l’autunno era caratterizzato da colori caldi e profondi (terra bruciata, rosso mattone, arancio, giallo ocra, ecc.) e l’inverno invece si distingueva per i forti contrasti e i colori freddi e accesi (la neve candida e i tronchi degli alberi del bosco quasi neri, i cieli di un blu intenso, ecc.).
Per convenzione in armocromia si è da allora continuato a parlare di stagioni riferendosi ai gruppi di colori con le caratteristiche descritte sopra. Con il passare del tempo ogni metodo e approccio armocromatico ha poi sviluppato le sue stagioni, mantenendo i nomi originali e sviluppandone altri. Per questo motivo oggi si sente a volte parlare di Autunno Profondo o Estate soft profonda e Inverno tostato e chi più ne ha più ne metta.

Il proliferare di metodi e, con esso, di nomi ha fatto sì che oggi non tutte le “estati” contengono i medesimi colori e che una stessa persona possa essere analizzata e ottenere un “risultato cromatico” diverso a seconda del metodo usato.

 

Ma qual è il metodo giusto e chi sono i maggiori esperti di armocromia in Italia?

L’armocromia, lo ricordiamo ancora una volta, è più un’arte che una scienza, anche se si basa su alcune discipline scientifiche come sono la fisica, la chimica e la fisiologia. Di conseguenza non ha molto senso parlare di metodo giusto o sbagliato: ogni metodo presenta dei vantaggi e dei punti positivi, ma anche dei punti dolenti e degli svantaggi.

Proprio per questo il consulente d’immagine deve conoscerli e scegliere il metodo che meglio corrisponde alle sue esigenze, alla sua comprensione del fenomeno cromatico e al suo approccio alla consulenza. Il consulente professionale e corretto spiega inoltre al cliente il perché delle sue scelte e dei suoi consigli in materia di colore e non fa credere che la sua “è la verità assoluta”.

Appare chiaro dunque che non si può determinare chi sono i maggiori esperti di armocromia ad oggi: quello che invece si potrebbe stilare è una lista dei maggiori esperti per ciascuna metodologia e approccio all’Armocromia.

Il nostro consiglio è dunque di diffidare di chi si auto-definisce il maggiore esperto o l’unico analista del colore o il migliore. Sarebbe come definirsi il più grande artista di tutti i tempi: si può forse paragonare la maestria di Leonardo Da Vinci con la genialità di Picasso? Avrebbe senso stilare una classifica universale?

 

Vuoi saperne di più?

L’ armocromia rappresenta un aspetto importante nella professione di consulente d’immagine. ESR Italia propone percorsi formativi approfonditi per acquisire tutte le abilità che sono necessarie per diventare un consulente d’immagine e svolgere la professione in maniere efficace e consapevole. Se desideri maggiori informazioni sul tema dell’ armocromia o sugli altri temi trattati nei nostri corsi di formazione non esitare a contattarci. Saremo lieti di offrirti il supporto necessario e consigliarti il percorso formativo più adatto alle tue esigenze.

 

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